Alla sequela di Giovanni de Matha: “Egli vide la maestà di Dio”

Annus Oubilaei Trinitariorum

Cari fratelli e sorelle, a tutti voi il benvenuto in questo santo luogo dove un giorno come oggi, ottocento anni or sono, il nostro Padre san Giovanni de Matha è morto nel Signore. Abbiamo iniziato questo nostro incontro andando a vedere il mosaico di Cristo tra gli schiavi, e da lì siamo venuti in chiesa per contem­plarlo nell’Eucaristia, alla sequela di Giovanni de Matha, nel suo percorso di fede. Infatti, la nostra Famiglia ha ricevuto un dato fondamentale dalla prima generazione trinitaria sul nostro Fondatore: che cioè, egli ha visto Dio. “Durante la celebrazione della messa - si legge in un racconto del XIII secolo - nell’alzare gli occhi al cielo, egli vide la gloria di Dio e il Signore che teneva, nelle sue mani, due uomini con le catene ai piedi” (Hoc fuit initium). Lo stesso Padre Fondatore ci ha lasciato la sua visione di Dio con gli schiavi come eredità, appunto visibile, nel mosaico che abbiamo appena vene­rato.

“Egli vide la gloria di Dio”. E la vide perché aveva creduto. A Marta, che piangeva per la morte del fratello Laz­zaro, Gesù disse: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”. “Chi crede, vede - ci ha detto il nostro Papa Francesco -; vede con una luce che illumina tutto il percorso della strada, perché viene a noi da Cristo Risorto” (Lumen Fidei, 1).Perciò, il nostro Fon­datore, la cui fede e pietà erano note a tutti in Parigi, è stato confermato dal Signore con la grazia di vederlo; le porte di San Tommaso in Formis, sulle quali sovrasta il Cristo Pantocratore, sono per noi un ricordo della porta del sepolcro vuoto, dove Maria di Mad­dala ha avuto l’esperienza che le ha fatto proclamare le prime parole della fede cristiana: “Ho visto il Signore!” (Gv. 20, 18). Parole e professione che esprimono l’esperienza fondamentale di San Giovanni de Matha.

Il cristianesimo è la religione nella quale è dato il passaggio dall’idea all’immagine, il passaggio dal Dio atte­so al Dio contemplato, dal Dio invisibi­le al Dio incarnato. In Cristo è apparso lo splen­dore e la maestà di Dio. Perciò il cristianesimo nasce quando l’uomo, che è capace di vedere il Cristo con gli occhi della fede, si sente bruciare il cuore con il fuoco dello Spirito Santo, che lo spinge ad amare il Padre con tutto il cuore e con tutta l’anima, e viene trasformato da lui in una persona che vive in santità e giustizia.

Il credente, che ha visto il Cristo, sente il bisogno di mettersi in cammi­no come Abramo, il quale vedrà nella misura in cui riuscirà a camminare, entrando nello spazio aperto dalla Parola di Dio. Tre sono le vie intrapre­se da Giovanni de Matha dopo aver visto il Signore: la via verso Cerfroid, luogo della contemplazione; la via verso Roma, luogo della comunione nella carità; le vie verso i luoghi del servizio, in Francia, Spagna e Maroc­co.Tutte queste vie partono dall’Eu­caristia, “dove impariamo a vedere la profondità del reale” (Lumen Fidei, 13).

“La fede non solo guarda a Gesù, ma guarda dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una parteci­pazione al suo modo di vedere” (Lumen Fidei, 18). Ci possiamo chiedere: qual è il modo di vedere di Gesù? Egli ci dice nel Vangelo di Giovanni che “chi ha visto me ha visto il Padre”. Il Padre ha detto a Mosè: “io stesso ho visto l’op­pressione con la quale il popolo è tor­mentato”; ha ribadito, attraverso Isaia, che egli vede le lacrime di chi soffre (Is. 38,5); per consolare il suo popolo, per portare il lieto annunzio ai poveri e proclamare la libertà agli schiavi, l’anno di misericordia del Signore, ha inviato il Figlio, con la potenza dello Spirito Santo.

Se la fede è una partecipazione al modo di vedere di Gesù, oggi siamo invitati dalla Parola di Dio proprio a vederlo presente nei fratelli. Nella se­conda lettura, l’Apostolo ci ha detto: “Se uno vede il suo fratello in neces­sità e gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio?”.

Ecco, allora che bisogna saper vedere, questo è il dono da chiedere a Dio, come il cieco del Vangelo. Se leggiamo bene il testo di Matteo, che abbiamo appena proclamato, nella do­manda che i giusti (ma anche i danna­ti) rivolgono a Cristo giudice, si mette al centro il vedere: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato…, quando ti abbiamo visto forestiero…, quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere?”. Vedere il Cristo con gli occhi della fede significa riconoscer­lo nei fratelli e servirlo in essi con le opere della carità. “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Scrive il Papa: “Quanti benefici ha portato lo sguardo della fede cristiana alla città degli uomini per la loro vita comune! Grazie alla fede abbiamo capito la dignità unica della singola persona” (Lumen Fidei, 34).A dimo­strarlo, ecco la risposta della fede di San Giovanni de Matha all’epifania di Dio nell’Eucaristia: egli lo ha cercato e servito con la sua persona e con le istituzioni da lui fondate, mettendo le persone e i beni, al servizio di coloro che soffrono a causa della fede, della mancanza di libertà, di salute, di foco­lare, di beni, al servizio dei peccatori, degli schiavi e dei poveri.

Insomma, chi ha visto Dio vuole sol­tanto una cosa: contemplarlo eterna­mente nella terra dei viventi. Perciò oggi il nostro Ordine e la nostra Fa­miglia non piange l’anniversario della morte del nostro Padre, ma festeggia la corona di gloria di colui che oggi ha ricevuto la grazia che ha desiderato durante tutta la sua vita, quella di vi­vere nel tempio del Signore, contem­plando la sua gloria.A noi, pellegrini sulla terra, egli ha lasciato una visione come eredità, una regola come guida per percorrere le vie del mondo, una Famiglia come compagnia e condivi­sione. Ringraziamo la SS. Trinità della nostra vocazione trinitaria, ringrazia­mo il Signore per averci donato, in San Giovanni, un Padre e un Fonda­tore. La sua fede dia luce alla nostra fede, la sua carità riscaldi il nostro servizio, la sua memoria tenga desta la nostra speranza. Così sia.

di Padre Pedro Aliaga Asensio
Vicario Generale Osst

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