[Roma] San Crisogono. IL RICORDO DELLA PRIMA REDENZIONE

La casa ed il collegio trinitario, la par­rocchia ed il centro culturale ”San Giovanni De Matha” di San Crisogo­no, hanno ricordato con gioia e grati­tudine alla Santa Trinità, la prima re­denzione operata da San Giovanni De Matha e i confratelli.

Sono trascorsi 814 anni da quel fruttuoso giorno, eppure, nella Basili­ca di San Crisogono in Roma, il tempo sembra non essere mai passato. A tutti i fedeli presenti è stata distribuita una copia della lettera di Papa Innocenzo III°, affidata a San Giovanni De Matha da presentare al califfo del Marocco Almoheda Muhammad al-Nasir det­to “Miramolino” (adattamento di un termine arabo che significa “capo dei credenti” usato dai cronisti italiani nel medioevo) nella quale lo invitava ad agevolare il riscatto degli schiavi, dell’8 marzo 1199.

La lettura della lettera dona, per incanto, un sorriso sul volto di tutti i presenti. Nelle ultime righe, è scritto “Per il resto poiché l’opera che soste­niamo giova sia ai cristiani che ai pa­gani, rivolgiamo a voi richieste di tale natura. Vi ispiri Colui che è via, verità e vita affinchè, conosciuta la verità che è Cristo, vi affrettiate a venire a Lui quanto prima. Dal palazzo del Latera­no l’8 marzo 1199”.

Il califfo fu lieto di ricevere la let­tera del Papa e i Trinitari li fece acce­dere ai “bagni lager”. San Giovanni, non potendo riscattare tutti, liberò soltanto centottantasei schiavi, trop­po pochi per l’ansia del suo cuore. In una seconda redenzione ne liberò altri quattrocento sessanta. Si calcola che nel corso dei secoli i Trinitari abbiano liberato novecentomila schiavi; am­montava a cinquemila lire in media il prezzo che veniva versato per ogni schiavo. Un terzo lo pagava l’ordine; il resto, si raccoglieva per elemosina.

Nel corso dell’Eucarestia, si è pre­gato per i cristiani e per coloro che oggi stanno subendo persecuzioni. Si è pregato anche per l’Ordine Trini­tario, in particolare per i giovani che stanno raccogliendo l’eredità carita­tevole di San Giovanni De Matha, a favore dei cristiani che soffrono per la loro fedeltà a Cristo e al Vangelo. Gli studenti hanno partecipato attiva­mente alle varie celebrazioni.

Non possono non ritornare alla mente le parole di San Giovanni Paolo II° del 7 giugno 1998. “A distanza di otto secoli, un così singolare carisma continua a proporsi come straordina­riamente attuale nell’odierno conte­sto sociale multiculturale, segnato da tensioni e sfide a volte anche dram­matiche. Esso impegna i Trinitari ad individuare con coraggio e audacia missionaria vie sempre nuove di evangelizzazione e di promozione umana, così come fece Giovanni De Matha lungo il corso della sua esisten­za”. Voltaire stesso riconobbe la bel­lezza della loro storia e della loro mis­sione. Grazie a Giovanni De Matha, ci fu un’inversione di rotta, dal momen­to che fino ad allora ogni contatto con i musulmani era fonte di scomunica.

di Concetta Picone

L'ULTIMO NUMERO

RUBRICHE
SERVIZI

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, a scopi pubblicitari e per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso Accetto