Alla Sequela di Cristo alla sua Resurrezione

Alla sequela di Cristo Fino alla sua Resurrezione

Nel mondo antico la condizione della donna rispetto a quella dell’uomo era di netta inferiorità. Anche nel contesto giudaico la donna veniva considerata inferiore all’uomo. Lo storico Giuseppe Flavio nel I secolo d. C. parlava così della condizione femminile: «la donna, secondo la legge, è in tutto inferiore all’uomo» (Contro Apione2, 24, 201). Testi fondamentali come Gen 1,27 e 2,18-24, i quali proclamano la sostanziale uguaglianza tra l’uomo e la donna, venivano invece interpretati in senso favorevole all’uomo.
Nell’esegesi rabbinica infatti veniva attribuito soltanto all’uomo l’essere immagine di Dio e si sottolineava che Adamo era stato creato prima di Eva e che quest’ultima si era lasciata ingannare dal serpente. Tuttavia, nella pratica non mancavano rapporti di vero amore e di uguaglianza tra marito e moglie come attesta il libro di Tobia.Negli scritti del Nuovo Testamento, in modo particolare nel comportamento di Gesù, si assiste all’equiparazione di fatto tra uomo e donna
I vangeli riportano diversi episodi in cui Gesù parla o ha contatti con donne. Da questi emerge che Gesù non fa distinzione tra uomo e donna: “egli vede in ogni essere umano, sia uomo che donna, una persona a cui Dio rivolge il suo amore e le sue esigenze escatologiche, offrendole di entrare in comunione con Lui, e con ciò stesso di trovare la propria realizzazione e dignità, di uomo e di donna” (Rossé).
Soprattutto gli evangelisti Luca e Giovanni dimostrano grande interesse verso il sorprendente comportamento di Gesù nei riguardi delle donne, svincolato dalle convenzioni e dalle prescrizioni umilianti della segregazione femminile.Luca racconta che durante un banchetto a casa di un fariseo di nome Simone, una peccatrice si rannicchia ai piedi di Gesù e comincia a bagnarli di lacrime, ad asciugarli con i suoi capelli, a baciarli e a cospargerli di olio profumato. Di fronte allo scandalo dei benpensanti, Gesù non teme di presentare questa donna come un esempio di amore riconoscente (Lc 7,36-50).
Inoltre, annota che al seguito di Gesù, oltre ai Dodici, c’erano anche alcune donne che gli offrivano aiuto e assistenza materiale (Lc 8,1-3; cf. anche Mc 15,41).
Alcune di queste dovevano essere anche abbastanza ricche come Giovanna moglie di Cusa, amministratore del re Erode. Riporta poi l’episodio di Maria, sorella di Marta e Lazzaro, che Gesù indica come ideale del discepolo. Ella, infatti, seduta ai suoi piedi, si preoccupa di non perdere alcuna delle sue parole (Lc 10,38-42). Ci presenta infine la donna curva a cui Gesù riconosce la dignità di appartenere pienamente all’alleanza (Lc 13,10-17).
Da parte sua, Giovanni descrive l’incontro di Gesù con una samaritana al pozzo di Sicàr (Gv 4,4-42), sottolineando che il Maestro non teme di dialogare a lungo e da solo con questa donna, cosa che suscita la meraviglia dei discepoli. Nel racconto dell’adultera (Gv 8,1-11), Giovanni presenta il comportamento di Gesù in favore della donna, contro ogni discriminazione. Perchè la legge condanna solo questa donna e non anche l’uomo che ha commesso con lei il peccato? Gesù dice: “Chi di voi è senza peccato...” dimostrando che tra l’adultera e gli accusatori non c’è altra differenza se non una più grande durezza di cuore da parte di coloro che piegano la Legge a loro favore.
Anche in Matteo e Marco non mancano sottolineature della grande considerazione di Gesù nei confronti delle donne. Gesù annuncia ai capi religiosi che le prostitute passano loro avanti nel Regno dei cieli (Mt 21,31b), perchè maggiormente disposte a convertirsi e a credere. Inoltre, loda la fede dell’emorroissa (Mc 5,34) e della donna cananea (Mc 7,24-30).Infine, tutti e quattro gli evangelisti sono concordi nel segnalare che alcune donne erano presenti alla crocifissione di Gesù e a loro per prime è apparso il Signore risorto rendendole testimoni della sua risurrezione presso gli apostoli.
Anche per Paolo, che ricalca le orme di Gesù, non esiste più alcuna distinzione tra uomo e donna in virtù del battesimo che inserisce i credenti in Cristo facendoli diventare una sola persona: “Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,26-28). Anche nel matrimonio, per Paolo esiste perfetta parità tra marito e moglie nella reciproca donazione: “Il marito dia alla moglie ciò che le è dovuto; ugualmente anche la moglie al marito. La moglie non è padrona del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è padrone del proprio corpo, ma lo è la moglie” (1 Cor 7,3-4).L’abolizione in Cristo di ogni privilegio o discriminazione non è limitata solo al matrimonio, ma si estende anche alla vita ecclesiale. In Rm 16 e Fil 4,2-3 Paolo nomina alcune sue collaboratrici ministeriali. Innanzitutto Febe, “diaconessa” (diákonos) e “protettrice” (prostátis). Poi Prisca coraggiosa collaboratrice dell’apostolo; Maria, Trifena, Trifosa e Perside “che hanno faticato nel Signore”; Giunia “insigne tra gli apostoli”; Evodia e Sintiche che “hanno combattuto per il Vangelo” insieme con Paolo.
Concludendo, possiamo affermare che nel Nuovo Testamento assistiamo ad un’autentica rivoluzione nei riguardi della donna.Tanto Gesù quanto l’apostolo Paolo riconoscono alla donna una grande dignità che si manifesta nell’apertura alla conversione, nella disponibilità al servizio, nella maturità di fede ed anche nell’assunzione di importanti responsabilità all’interno della Chiesa.

Di Michele Giannone

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