La missione della guida Essere modello per il popolo

PANE DI VITA NON CIBO AVVELENATO

Compito delle guide spirituali è di ammaestrare con sincerità il popolo di Dio a loro affidato e di condurlo con esemplarità di vita. Purtroppo, non sempre i responsabili religiosi sono fedeli al loro compito, come già denuncia­to dai grandi profeti d’Israele.
Osea accusa i sacerdoti perché non istruiscono il popolo sulla legge del Si­gnore facendolo perire “per mancanza di conoscenza” (cf. Os 4,6a). Anzi, essi stessi rigettano la “conoscenza”, meritan­do il castigo di Dio: “Poiché tu rifiuti la conoscenza, rifiuterò te come mio sacer­dote; hai dimenticato la legge del tuo Dio e anch’io dimenticherò i tuoi figli. Tutti hanno peccato contro di me; cambierò la loro gloria in ignominia. Essi si nutrono del peccato del mio popolo e sono avidi della sua iniquità. Il popolo e il sacerdote avranno la stessa sorte; li punirò per la loro condotta e li ripagherò secondo le loro azioni. Mangeranno, ma non si sa­zieranno, si prostituiranno, ma non au­menteranno, perché hanno abbandonato il Signore per darsi alla prostituzione” (Os 4,6b-11a).
Isaia denuncia la triste situazione di sacerdoti e profeti che si abbandonano al vizio del bere e non trasmettono più la rivelazione del Signore: “Sacerdoti e pro­feti barcollano per la bevanda inebriante, sono annebbiati dal vino; vacillano per le bevande inebrianti, s’ingannano mentre hanno visioni, traballano quando fanno da giudici. Tutte le tavole sono piene di fetido vomito; non c’è un posto pulito. A chi vuole insegnare la scienza? A chi vuole far capire il messaggio? Ai bambi­ni svezzati, appena staccati dal seno? Sì: precetto su precetto, precetto su precetto, norma su norma, norma su norma, un po’ qui, un po’ là” (Is 28,7b-10).
Geremia inveisce contro i sacerdo­ti che, secondo lui, non “conoscono” il Signore (cf. Ger 2,8) e si aggirano per il paese senza sapere cosa fare (cf. Ger 14,18) e contro i profeti che invece di es­sere portavoce di Dio, sono messaggeri di menzogna: “Cose spaventose e orribili av­vengono nella terra: i profeti profetizzano menzogna e i sacerdoti governano al loro cenno” (Ger 5,30-31b); “Il Signore mi ha detto: i profeti hanno proferito menzogne nel mio nome; io non li ho inviati, non ho dato loro ordini né ho parlato loro. Vi annunciano visioni false, predizioni che sono invenzioni e fantasie della loro men­te” (Ger 14,14; cf. anche 20,6; 23,14.16.25-28; 27,15; ecc.).
Ezechiele profetizza contro i sacerdoti che “non fanno distinzione fra il sacro e il profano, non insegnano a distinguere fra puro e impuro” (Ez 22,26) e contro i profeti che “hanno come intonacato con fango tutti questi delitti con false visioni e vaticini bugiardi e vanno dicendo: Così parla il Signore Dio, mentre invece il Si­gnore non ha parlato” (Ez 22,28).
Malachia rimprovera i sacerdoti per­ché “le labbra del sacerdote devono cu­stodire la scienza e dalla sua bocca si ri­cerca insegnamento” (Ml 2,7), mentre essi hanno deviato dalla retta via e sono stati d’inciampo a molti con il loro insegna­mento (cf. Ml 2,8).
Sulla linea dei profeti, Gesù rivolge parole dure contro scribi e farisei, con­dannandone l’incoerenza e la vanità: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite se­condo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesan­ti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammira­ti dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seg­gi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati ‘rabbì’ dal­la gente” (Mt 23,2-7).
Da parte sua, l’apostolo Paolo indica le qualità necessarie ai responsabili della Chiesa: “Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola don­na, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia guida­re bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi e rispettosi, perché, se uno non sa guidare la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio? Inol­tre non sia un convertito da poco tempo, perché, accecato dall’orgoglio, non cada nella stessa condanna del diavolo. È ne­cessario che egli goda buona stima presso quelli che sono fuori della comunità, per non cadere in discredito e nelle insidie del demonio. Allo stesso modo i diaconi siano persone degne e sincere nel parla­re, moderati nell’uso del vino e non avi­di di guadagni disonesti, e conservino il mistero della fede in una coscienza pura. Perciò siano prima sottoposti a una prova e poi, se trovati irreprensibili, siano am­messi al loro servizio. [...] I diaconi siano mariti di una sola donna e capaci di gui­dare bene i figli e le proprie famiglie. Co­loro infatti che avranno esercitato bene il loro ministero, si acquisteranno un grado degno di onore e un grande coraggio nella fede in Cristo Gesù” (1 Tm 3,2-10.12-13; cf. anche Tt 1,6-9).
Infine, l’apostolo Pietro indirizza uno splendido messaggio ai responsabili del­le comunità cristiane, esortandoli ad un comportamento esemplare, in vista del premio finale: “Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, te­stimone delle sofferenze di Cristo e par­tecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affida­to, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo ge­neroso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il Pastore su­premo, riceverete la corona della gloria che non appassisce” (1 Pt 5,1-4).

di Michele Giannone

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