Gli uomini e l’aldilà. Cercare sempre le cose di lassù

La risurrezione di Gesù, insieme alla sua morte, è il centro della predica­zione apostolica e il fondamento della fede cristiana: “Se Cristo non è risor­to, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede” (1 Cor 15,14).

Essa è anche il compimento delle pro­messe che Dio ha rivolto al popolo di Israele e che sono contenute nell’Antico Testamento (cf. Lc 24,26-27.44-48).

Infatti, “l’economia del Vecchio Testa­mento era soprattutto ordinata a prepa­rare, ad annunziare profeticamente (cf. Lc 24,44; Gv 5,39; 1 Pt 1,10) e a significare con diverse figure (cfr. 1 Cor 10,11) l’av­vento di Cristo redentore dell’universo e del regno messianico” (Dei Verbum, 15).

È pertanto necessario richiamare, sia pure brevemente, le tappe della rivela­zione biblica riguardo al mistero della vita dopo la morte.

Inizialmente, la Scrittura non lascia intravedere una particolare concezione sull’aldilà. Pur affermando che Dio ha potere sul “regno dei morti” (še’ôl; cf. Am 9,2; Sal 139,8) ritiene che i morti non mantengono più rapporti con Dio (cf. Sal 6,6; 30,10; 88,6.11-13; Is 38,18).

Lentamente, però, si fa strada l’idea che Dio stabilisce con il giusto un rappor­to che neppure la morte può interrompere (cf. Sal 16,9-11; 49,16; 73,23-24).

D’altra parte, alcuni testi profetici usa­no il linguaggio di risurrezione per pro­clamare la fedeltà di Dio che salva il suo popolo dalla minaccia o lo riabilita dopo l’esilio (cf. Os 6,1-2; Ez 37,1-14; Is 26,19).

Infine, la fede esplicita nella risurre­zione dei morti si riscontra nei testi bibli­ci del II secolo a. C., all’epoca della crisi maccabaica. Il primo testo è un brano di Daniele che nel contesto della crisi, evo­cata in uno scenario apocalittico come la grande tribolazione, annuncia la risurre­zione dei giusti e dei martiri: “Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infa­mia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia ri­splenderanno come le stelle per sempre” (Dn 12,2-3).

Il secondo testo è la storia dei Macca­bei (2 Mac 7, dove si racconta il martirio di sette fratelli). In questo lungo racconto la fede nella risurrezione si fonda sulla potenza creatrice di Dio, che ha fatto il mondo ed è il Signore della vita.

Di fronte alla propria morte Gesù ha espresso la sua speranza richiamandosi a questa tradizione biblica. Nei tre annunci di morte e risurrezione Gesù parla del Fi­glio dell’uomo che deve essere umiliato, messo a morte e “dopo tre giorni” risor­gere (cf. Mc 8,31; 9,31; 10,33-34 e paralleli). Il riferimento ai “tre giorni” indica secondo la tradizione biblica l’intervento salvifico di Dio “dopo un breve tempo”. Secondo Mat­teo questo è il “segno di Giona”: il Figlio dell’uomo resterà nel cuore della terra tre giorni e tre notti (cf. Mt 12,40). Per Gio­vanni è il segno del tempio: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risor­gere” (cf. Gv 2,19-21).

Questo annuncio di risurrezione dai morti è rimasto però incomprensibile an­che per i Dodici (cf. Mc 9,10; Gv 20,9). Per convincerli è stata necessaria l’esperienza pasquale (cf. Gv 2,22). Il sepolcro vuoto non è bastato a farli credere, perché avreb­be potuto trattarsi di un trafugamento del cadavere (cf. Lc 24,11): solo Giovanni “vide e credette” (cf. Gv 20,8). Ma poi sono cominciate le apparizioni di Gesù risorto (cf. Mt 28,16-20 e paralleli; Gv 20,19-23).

Proprio su queste apparizioni Paolo fonda la storicità della risurrezione di Gesù. Scrivendo ai cristiani di Corinto verso l’anno 56, l’apostolo evidenzia l’an­tichità della tradizione sulla risurrezio­ne e il gran numero di quelli che hanno conosciuto Gesù prima della sua croci­fissione e lo hanno visto e riconosciuto dopo la risurrezione; sottolinea, inoltre, come questo evento non si sottragga alla verifica, indicando i molti testimoni an­cora in vita: “A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scrit­ture e che apparve a Cefa e quindi ai Do­dici. In seguito apparve a più di cinque­cento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto” (1 Cor 15,3-8).

Nello stesso passo, l’apostolo Pao­lo dimostra che la risurrezione di Gesù non è solo il centro della fede cristiana, ma anche la garanzia della vita futura dei credenti: “Ora, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire al­cuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti? Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predi­cazione, vuota anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Per­ciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se noi abbiamo avuto spe­ranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà an­che la risurrezione dei morti. Come infat­ti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primi­zia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo” (1 Cor 15,12-23).

La catechesi cristiana mette pure in evidenza che la risurrezione di Gesù ha conseguenze sulla vita presente dei cri­stiani. Sepolti con Cristo al momento del battesimo, siamo risorti con lui (cf. Col 2,12; Rm 6,4).

E l’essere risorti con lui deve trovare riscontro nella vita: “Se dunque siete ri­sorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio” (Col 3,1).

di Michele Giannone

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