La vita in gioco ogni giorno Incarnando la Parola di Dio

 “A chi mi rivolgerò, dice il Signore, con la speranza di essere ascoltato? Tutti sono diventati sordi e rifiu­tano di prestare attenzione. Anzi, deridono la parola del Signore e non ne vogliono sapere” (Ger 6,10). Il Signore ci ricorda che la sua Parola va ‘ascoltata’, ad essa occorre prestare attenzione. Non basta ‘sentire’ la Parola di Dio, in quanto nel sentire è solo l’udito ad essere coin­volto, mentre nell’ascolto non solo l’udito ma ogni nostra funzione viene coinvolta unitamente nell’azione.

Il dramma dell’uomo è dunque non saper ascoltare, è non dare, di conse­guenza, nessuna importanza a ciò che ci viene detto. Non ascoltando non solo non cogliamo il messaggio che ci viene rivol­to, ma anche rischiamo di prendere delle decisioni sbagliate per la nostra vita.

“Ascolta, Israele” (Dt 6,4) è l’invito ri­chiesto ad ogni uomo che vuole entrare in relazione con Dio. Ogni vera relazio­ne trova la sua origine, la sua fonte e il suo culmine nell’ascoltare. Nell’ascolto si impara, si custodisce, si pratica. “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signo­re è uno” (Dt 6,4). Affermare l’unicità di Dio, indica al tempo stesso una decisione di libertà, una necessità di doverci accor­dare con Dio, in quanto lo riteniamo ne­cessario ed in quanto in Lui troviamo la nostra stessa pienezza.

Questa accordatura trova la sua re­alizzazione nell’amare “il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Dt 6,5). Il legame che si stabilisce con l’ascolto è un legame di amore, è un impegno che coinvolge tutta la persona, senza alcuna riserva. Viene coinvolto il ‘cuore’, il luogo non solo dei sentimenti, ma anche della decisione e dell’intelligenza (cfr. Mc 12,30), il luogo dove risiede la capacità di discernere e di comprendere; accanto al cuore vi è l’‘ani­ma’ che anela e che si rivolge per la sua stessa essenza all’altro; ed infine le ‘forze’ nelle quali si esprime ogni abilità della persona.

Nell’ascolto, quindi, tutta la persona è coinvolta in maniera integra, tutta l’atten­zione è rivolta verso l’altro in un rapporto “tu a tu”, dove tutto l’essere è implicato: il cuore, l’intelligenza, le strategie, le emo­zioni, i desideri, le forze, il corpo, le poten­zialità e la creatività. Quando ascoltiamo il Signore, la sua Parola ci coinvolge e ci scuote allo stesso tempo: “a me fu reca­ta furtiva una parola e il mio orecchio ne percepì un lieve sussurro [...] terrore mi prese e spavento, e tutte le ossa mi fece tremare, un vento mi passò sulla faccia e sulla pelle mi si drizzarono i peli” (Gb 4,12-15). Ogni parola di Dio è sconvol­gente e rivoluzionaria. Ogni parola rice­vuta ha in sé contemporaneamente un comando e una richiesta: quella di essere ascoltata ed accolta.

L’ascolto è legato all’amore, alla cura verso l’altro. Nell’ascolto accolgo le pa­role che mi vengono proferite e al tempo stesso accolgo la stessa persona. Ascolta­re chiede, dunque, di porre l’altro sul pro­prio cuore (cfr. Is 47,7; 57,11; 65,17; Ger 3,16), in quanto l’ascolto non può conclu­dersi in un breve momento, in un piccolo gesto, ma coinvolge la totalità dell’essere. Nel passaggio dall’orecchio al cuore la parola ascoltata viene custodita e ricor­data in una dimensione sapienziale, nella quale veniamo rigenerati. Possiamo ad­dirittura, seguendo le parole del Deute­ronomio (6,4-5), tracciare un movimento che dall’ascolto (“Ascolta Israele”) porta alla fede (“il Signore è il nostro Dio”), alla conoscenza (“Il Signore è uno”) ed infine all’amore (“Amerai il Signore”).

È importate ascoltare la Parola di Dio per poterne assumere il suo pensiero, per poter rispondere all’amore con cui egli stesso ci ha amati e continua ad amarci per primo (cfr. 1Gv 4,19). Soltanto se ri­maniamo radicati in questo amore, siamo resi capaci di amare i fratelli che incon­triamo nella vita di ogni giorno.

Per poter ascoltare occorre imparare a ‘fare silenzio’. È nel silenzio che si favori­sce il raccoglimento e l’interiorizzazione. È nel silenzio che la Parola di Dio penetra nei nostri cuori e provoca una risposta di lode e di ringraziamento. Fare silen­zio non vuol dire mutismo, ma parteci­pazione positiva ed attiva. È nel silenzio che ci si apre al mistero, invitando Dio a manifestarsi e a toccare i nostri cuori. A chi sa tacere e fare silenzio tutto parla. Il mistero si rende accessibile come incon­tro e comunione. Maria è colei che ci in­segna a conservare fedelmente le parole di Dio nel nostro cuore (cfr. Lc 2,19.51). È colei che è stata proclamata beata dal Figlio, quando ha rivelato l’essenza pro­fonda della sua maternità: “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la custo­discono” (Lc 11,28). Ascoltare la parola di Dio significa far propria la sua volontà nel­la nostra realtà quotidiana.

Impariamo, quindi, ad ascoltare la Pa­rola di Dio: “Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le paro­le di Dio: per questo voi non le ascolta­te, perché non siete da Dio”(Gv 8,46-47). Nell’ascolto l’uomo si realizza, trova la sua completezza. L’uomo che ama Dio con tutto il cuore, l’anima e le forze sa amare il prossimo come se stesso. Per questo Paolo scrive che “Tutta la Legge trova la sua pienezza in un solo comandamento: amerai il prossimo tuo come te stesso” (Gal 5,14; cfr Rm 13,8-10). Il Signore ci in­vita ad ascoltarlo per poter cambiare vita, per poter ritornare a Lui. Chi ascolta non può essere più come prima perché la pa­rola proferita dall’altro viene accolta nel profondo del nostro cuore. Nell’ascolto si ricompone la persona nella sua totalità, rigenerando ed armonizzando ogni facoltà (cuore, intelligenza, corpo, potenzialità e creatività) ed invitando a tessere relazioni di bene mettendosi in gioco nella vita di ogni giorno.

Questo è l’invito che ci viene richie­sto: ascoltare la Parola di Dio. Un invito rivoltoci in un’epoca in cui è necessario ripensare il modo di essere, di porsi nei confronti del mondo in cui viviamo. Sol­tanto dall’ascolto e dal confronto con la realtà che possiamo tentare di incarnare la Parola di cui siamo portatori.

 


di Antonio Scisci

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