Se Dio non perdona, noi non sappiamo perdonare. Mutui rapporti d’amore tra gli uomini

“Rivestitevi... di sentimenti di miseri­cordia... sopportandovi a vicenda e perdonandovi scambievolmen­te” (Col 3,12-13).

Ogni cristiano è chiamato a ritornare al Padre, rinnovando ogni giorno la sua conversione, lottando contro il ‘peccato’, che non è altro che ciò che lo allontana dall’Amore. Nella vita di ogni giorno ci si scopre ‘debitori’ di pensieri, di parole, di opere e di omissioni, in quanto si è sottrat­to ai fratelli ciò che spettava loro.

Per questo Gesù ci ha insegnato a chiedere a Dio di rimettere i nostri debiti nella preghiera del ‘Padre nostro’ (cf. Mt 6,14; Lc 11,4). Ogni uomo, nel suo intimo, sa di essere debitore nei confronti di Dio, dal quale ha ricevuto tutto senza aver nul­la da dare in cambio. Allo stesso modo lo si è nei confronti degli altri, a motivo dei limiti che ci portiamo dentro che nasco­no dall’egoismo, dall’affermazione di sé, dalla prevaricazione, dalla violenza… Al termine ‘debito’ non bisogna asserire il mero significato giuridico e commerciale, non va inteso come un condono; d’altron­de il peccato non è una semplice offesa o uno sbaglio o l’infrazione di una legge esteriore.

Il perdono che Dio riversa è ‘grazia’, è dono dello Spirito che ci rende nuovi, che ci fa ridire il “sì” dell’amore e della fedeltà. Chiedere perdono a Dio significa doman­dargli che egli crei in noi un cuore puro (cf. Sal 51,12), che rinnovi lo spirito che ci abita (cf. Ez 36,26), così saremo spronati ad arrossire e a non amare più i nostri fal­si idoli (cf. Ez 16,61-63), ritornando a lui con tutto il cuore (cf. Gl 2,12). Alla nostra richiesta a Dio di “rimet­ti a noi i nostri debiti” occorre associare la consapevolezza che non è sufficiente che Dio ce li condoni, perché se non ci rinnoviamo radicalmente ne commette­remo nuovamente degli altri. Non basta un condono, occorre una trasformazio­ne del “cuore” (cf. Ger. 3,17; 5,23; 7,24; 9,13), che consiste in un rinnovamento e cambiamento radicale della persona nel suo modo di essere, di pensare e di vive­re: “crea in me, o Dio, un cuore nuovo” esclamò Davide (Sal 51,12).

Utilizzando il verbo ‘creare’ Davide volle chiedere a Dio la sua azione esclu­siva, straordinaria e salvifica: una nuova creazione del cielo e della terra (cf. Gen 1,1); la creazione dei cieli nuovi e della terra nuova (cf. Ger 31,22; Is 4,5).

Chiedere il perdono dei peccati signi­fica riconoscere la propria impotenza, proclamare la propria fiducia nella miseri­cordia di Dio e affidarsi alla potenza divina che rinnova. Fare un vero atto di fede.

Nella IV Preghiera Eucaristica la Chie­sa professa la sua fede in Dio misericor­dioso: “Quando l’uomo perse la tua ami­cizia, tu non lo hai abbandonato in potere della morte, ma nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro, perché coloro che ti cercano, ti possano trovare. Molte volte hai offerto agli uomini la tua Alle­anza e, per mezzo dei profeti, hai inse­gnato a sperare nella salvezza”. L’uomo, peccando, diventa verso Dio un debitore incapace di ottenere la salvezza con le sue sole forze.

Soltanto Dio lo può salvare, essendo amore infinito, andandogli incontro ed offrendogli il suo perdono. Occorre sol­tanto la nostra adesione all’amore, il no­stro sincero pentimento, il rispondere alla chiamata di Dio. Gesù è colui che chiama i peccatori a convertirsi (cf Lc 5,32); è co­lui che li cerca e li aiuta a ritornare a Dio, come fece con Zaccheo (cf. Lc 19,1-10), come ci ha dimostrato con le parabole della misericordia (cf. pecorella smarrita, dracma perduta, figlio prodigo, Lc 15); è colui che dona il perdono alla donna pec­catrice (cf. Lc 7,47-50), al pubblicano (cf. Lc 18,13-14), alla donna adultera (cf. Gv 8,3-10), al paralitico (cf. Mc 2,3-12); è colui che sulla croce giunse a pregare il Padre per i suoi crocefissori (cf. Lc 23,34).

Il perdono di Dio non va inteso come una risposta al perdono dell’uomo, ma è la condizione che la dischiude. È la consa­pevolezza del perdono di Dio che ci rende capaci di perdonare i nostri fratelli. Senza la grazia che ci viene riversata da Dio non saremo capaci di perdonare. Con il per­dono si svela la carità di Dio e la sua giu­stizia misericordiosa.

Agostino afferma che “ogni uomo è debitore a Dio e a sua volta ha un debitore. Se non lo ha, egli è certa­mente cieco e non conosce se stesso”.Tut­ti abbiamo dei debitori e man mano che li riconosciamo, il loro numero aumenta. Ogni debitore in più nella nostra vita è un dono di Dio che vuole farci partecipi della sua infinita misericordia.

“Se voi perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli per­donerà anche a voi; ma se voi non perdo­nerete agli altri neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” (Mt 6,14-15). Ovvero: “con il giudizio con il quale giu­dicate sarete giudicati voi, e con la misu­ra con la quale misurate sarà misurato a voi” (7,2). Lo stesso pensiero riappare in un testo di Marco: “Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcu­no, perdonate, perché anche il Padre vo­stro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe” (11,25).

Va nella stessa direzione l’ammonizio­ne di Gesù: “Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fra­tello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono” (Mt 5,23-24).

Sembrerebbe che il perdono di Dio sia vincolato dalla nostra capacità di perdo­nare, ma non è così. Se Dio non perdo­na per primo noi non possiamo e non sappiamo perdonare. Viviamo nella consa­pevolezza che siamo tutti e sempre debitori nei riguardi di Dio e che nel ‘per-dono’ si plasmano i mutui rapporti di amore tra gli uomini, costruendo così un mondo di giustizia e di pace.

 

di Antonio Scisci

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