La via della cultura cristiana

vince la schiavitù dell’ignoranza
di Anna Maria Fiammata

L’annuncio della salvezza, centro di tut­ta la Scrittura, è intimamente legato all’idea della libertà. Nel suo signifi­cato più originario, infatti, la salvezza indica liberazione da tutto ciò che rende schiavi. Gesù afferma: “Conoscerete la ve­rità e la verità vi farà liberi” (Gv 8, 32).

La verità cui si riferisce Gesù è la vo­lontà di Dio; pertanto conoscere la verità significa, in senso semitico, fare la volontà di Dio, cioè agire e comportarsi confor­memente alla Sua volontà. Nella Scrittura la verità è, pertanto, la volontà divina, la quale rivela all’uomo la strada per liberar­si da tutto ciò che gli impedisce di essere se stesso, cioè immagine del Dio invisibile. È questa la verità proposta e insegnata da Gesù.

L’insegnamento di questa verità fa parte della missione stessa di Gesù; infat­ti a Pilato che lo interroga, Egli dice: “Per questo sono nato e per questo sono venu­to al mondo: per dare testimonianza alla verità” (Gv 18, 37). Gesù non lesina istru­zioni, insegnamenti, racconti di parabole con cui portare alla luce il cuore del suo annuncio: la conversione per entrare nel Regno di Dio. “Quando Gesù ebbe termi­nato di dare queste istruzioni ai suoi disce­poli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città” (Mt 11, 1).

Salvezza, libertà e verità si oppongono alla menzogna. Gesù, infatti, dice anche: “Voi avete per padre il diavolo… Egli era omicida fin dal principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità… È menzognero e padre della menzogna” (Gv 8, 44). Gesù, invece, con la sua parola punta a rendere l’uomo libero dalle insidie della menzogna per restituirlo ad una giu­stizia superiore. “Cristo ci ha liberati per la libertà”, afferma l’Apostolo Paolo (Gal 5, 11).

Nel suo racconto, l’evangelista Matteo rivela l’autorevolezza con cui Gesù espri­me il senso della nuova giustizia e della vera libertà, in particolare quando è Gesù stesso a riprendere una serie di precet­ti antichi cui contrappone la Sua propo­sta preceduta dell’espressione “ma io vi dico”, in cui è condensata la nuova leg­ge. Ad esempio: “Avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo ne­mico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano…”, (Mt 5, 43-44). L’insegnamento gesuano è autorevole ed ha l’obiettivo di condurre l’uo­mo oltre l’ordine umano delle cose, il quale reca una povera ricompensa rispetto a quella che scaturisce dall’essere come il Padre che è nei cieli, cioè perfetti. Infatti: “…se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?… E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?” (Mt 5, 46-47). L’insegnamento cristiano punta dunque a superare i limiti della mediocrità prodotti dalla legge umana, dai comporta­menti esteriori compiuti sia dai pubblicani che dai pagani. Essere superiori a tutto ciò significa anche esprimere una umanità che è affrancata da una cultura che confida solo nella legge. Questa, infatti, è menzognera perché genera l’illusione di grandezza e li­bertà umane, e sostituisce il bisogno di ave­re un Padre con la soddisfazione immediata della propria volontà, più legata al concreto e al piacere personale, meno propensa, in­vece, a obbedire ad un Dio invisibile e, per alcuni aspetti, incomprensibile. Cui prodest? sembra essere la domanda, inespressa ma presente, dell’uomo che confida solo nelle sue capacità e alla quale risponde semplice­mente dirottando la propria fede verso di sé, protagonista, occasionale e precario, della scena della vita terrena.

Al contrario, tutta la missione di Gesù punta a rivelare all’uomo la verità del suo essere; verità che affranca dalla vertigino­sa credenza di riporre nelle capacità esclu­sivamente umane il segreto della vita.

Insegnare all’uomo la verità del suo esse­re si pone anche come un grande atto di ca­rità: esprime, cioè, un grande atto d’amore. Tutto questo perché quando l’uomo impara a riconoscere la verità sul suo essere e non vive e pensa secondo una logica solo uma­na, ma si assesta sul terreno della verità ri­velata da Dio, recupera la vera libertà, dono prezioso e inestimabile, tanto grande quan­to insostituibile.

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