Figli di Dio, autentici canali di misericordia. La pace vera conduce all’amore, cioè a Lui

 “La pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete sta­ti chiamati in un solo corpo” (Col 3,15). La pace biblica è un concetto totale che non si identifica unicamente né con l’armonia interiore, né con la giustizia sociale, in quanto le abbraccia entrambe.

Essa non è semplicemente assenza di guerra, ma qualcosa di più. Non è nep­pure un ideale utopico, ma è qualcosa ‘da fare’, da mettere in atto. È il dono per eccellenza, che comprende in sé tutti gli altri: benessere (Ger 23,17); felicità (1Re 2,33); salute (Gen 43,28); prosperità (Sal 72,7); sicurezza (Zc8,10); salvezza (Is 55,12); relazioni sociali (1Re 5,26 e Ger 38,22); armonia tra Dio e gli uomini (Ez 34,25), vita vissuta nella sua pienezza (Is 26,3 e Pv 3,2).

È chiamata quotidiana alla portata di tutti. È armonia globale, perfetta di tut­to ciò che esiste secondo il progetto cre­azionale di Dio, compiutosi in Cristo e che continua ad edificarsi nel corso della storia dagli uomini di buona volontà: «È piaciuto infatti a Dio che abiti in Lui tut­ta la pienezza, e che per mezzo di Lui e in vista di Lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato (eirenopoièsas) con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli» (Col 1,19-20).

È interessante notare come l’aggettivo greco eirēnopoiós tradotto con il termine pacificatore, operatore di pace, è com­posto da eirênē: pace e dal verbo poiéō che significa fare, produrre, compiere, far nascere. La pace, quindi, non è solo una condizione di tranquillità, di mancanza di guerra, da cui ne scaturisce un benes­sere, ma in essa è insito il temine ebraico “shālōm”, il quale esprime la prosperi­tà che viene da Dio: “Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).

Essere operatori di pace significa rista­bilire la giustizia per garantire su questa base la salute e il benessere del singolo e della comunità. Oltre ad essere dono di Dio, la pace è anche frutto di un coin­volgimento personale nella lotta per la giustizia e la libertà. Per questo coloro che si adoperano per la pace sono chia­mati “figli di Dio”: perché assomigliano a Lui. La Bibbia presenta svariati cammini verso il bene della pace, alcuni sono fo­rieri di pace in quanto rischiano in prima persona, altri mostrano una capacità di meditazione e di saggezza, altri ancora condividono ciò che possiedono.

La pace non si inventa o si crea, ma si trasmette. Noi non siamo sorgenti, ma soltanto canali di pace. Siamo chiamati a riscoprire la nostra essenza di “figli di Dio” e rimanere così uniti alla sorgente che è la volontà di Dio abbandonandoci totalmente ad essa.

Siamo chiamati a costruire la pace nel contesto della vita quotidiana con dedizio­ne, cura, benevolenza e saggezza. Gesú non ci ha solo esortati a essere operatori di pace, ma ci ha anche insegnato, con l’e­sempio e la parola, come si diventa ope­ratori di pace.

Quando guarisce i malati, li congeda dicendo “Va’ in pace” (Mc 5,34; Lc 7,50) e, apparendo agli apostoli dopo la risur­rezione, li saluta dicendo “Pace a voi” (Lc 24,36;Gv 20,19.21.26). E prima di ritorna­re al Padre dirà: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14, 27). Gesù ci insegna un nuovo modo di essere operatori di pace. Anche la pace di Cristo è una ‘pace frutto di vittorie’, ma di vittorie su se stessi e non su gli altri, di vittorie spirituali, non militari.

“Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbatten­do il muro di separazione che li divide­va, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l’i­nimicizia” (Ef 2, 14-16). “Gesù è la nostra pace” (Ef 2,14): non colui che ha realizza­to la pace tra due persone, ma colui che è la pace, la pienezza dell’essere, la realiz­zazione piena delle potenzialità umane. Colui che ha fatto la pace fra cielo e ter­ra, ha riconciliato l’uomo con Dio. Colui che “dei due ha fatto una cosa sola” (Ef 2,14), quindi un unico soggetto, non sem­plicemente due entità che esistono l’una accanto all’altra pacificamente; “dei due, un solo uomo nuovo” (Ef 2,15), quindi un popolo nuovo, una nuova creatura, orien­tata a una nuova identità.

Essere operatori di pace significa se­guire le orme di Cristo, conformarsi a Lui: “A quanti (…) l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1, 12a).

Essere operatori di pace significa te­stimoniare Cristo, con la vita e la parola, nella vita di ogni giorno. Certi che la pace vera nasce nei nostri cuori. Per questo non ci sarà mai pace sulla terra se non incominceremo a costruirla nel nostro piccolo. La parola pace, però, deve essere unita alla parola amore. Non c’è pace se non c’è amore in noi. La pace vera condu­ce all’amore e l’amore ci porta a Dio.

La Redazione

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