Solo la verità rende l’uomo libero Come Gesù nella risurrezione

“Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32). Con queste parole Gesù entra in modo im­mediato e sorprendente nel cuore dell’uomo. Nella verità e nella libertà vi è una tensione inevitabile. Se la Verità si offre gratuitamente e totalmente, la liber­tà non accetta coercizioni. I diversi gradi con cui la verità si offre all’uomo richie­dono sempre l’implicazione cosciente della libertà.

La verità e la libertà sono aspirazioni di ogni cuore e sono intimamente connes­se alla volontà. Ogni uomo è chiamato a realizzare se stesso attraverso la Parola di Verità. Essere discepoli del Cristo signifi­ca camminare sulle sue orme, conformarsi alla sua entità, aprirsi alla comunione con lui e con i fratelli.

San Tommaso nel suo Commento al Vangelo di Giovanni sottolinea come “conoscere la verità è il fine per un disce­polo”. Si vive spesso facendosi continua­mente delle domande, sarebbe molto più facile smettere di farsele.

Si è convinti che sia indispensabile avere delle certezze, più che fidarsi cie­camente della Provvidenza divina. In­fatti, per trovare delle risposte occorre apertura e una forte attitudine ad andare molto in profondità. Sapersi mettere in discussione, smascherare le ‘false verità’, soprattutto quelle del quieto vivere, che non fanno altro che annichilirci, creando zone di conforto; saper mettere in dub­bio il proprio tracciato di vita per evi­tare qualsiasi stagnazione interiore: es­sere ultimi ed umili. Scegliere la ‘strada stretta’, come unica strada possibile che ci riconduca all’eterno. In realtà, sarebbe più semplice accontentarsi, facendo finta che la domanda dentro di noi non ci sia, ma è l’inesorabile Verità a farsi strada e a dischiudere il nostro cuore, aprendoci all’infinito.

Nell’Antico Testamento la parola ve­rità corrisponde al termine ebraico ‘emeth che significa “fidatezza”, “affidabilità”, “sicurezza”, “stabilità”, “durevolez­za”, “durata”, “permanenza”, “fedeltà”, “fede”, “fiducia”. La verità è quindi ciò che è stabile, ciò su cui ci si può appog­giare. Mentre nel Nuovo Testamento è utilizzato il termine greco alētheia (da a-lethès, “non nascosto”), che significa “ri-velazione”, “svelamento”, “non-occulta­mento”.

Possiamo notare un passaggio impor­tante dall’antico al nuovo testamento. Il termine ebraico è incentrato sull’ascolto, sulla voce che diventa parola, comanda­mento: è la fedeltà all’alleanza. Mentre il termine greco ci invita ad osservare, a contemplare: è un processo rivelativo. Questi due aspetti della verità si incon­trano e si fondono in Cristo Gesù: lui stesso è “la via, la verità e la vita” (Gv 14,6). La via non è una strada da percor­rere, ma una Persona da seguire. La verità non è un concetto astratto, è un Uomo da frequentare. La vita non è semplicemente un fatto biologico, ma è amare come si è amati, amare Colui che ci ama.

“Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella ve­rità. Da questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa” (1Gv 3,18-20).

Non basta rendersi conto della verità per seguirla. È possibile sapere e tuttavia resistere ed opporsi. La verità non è una teoria, ma è una persona: il Cristo. E una persona può essere dapprima conosciu­ta, per poi essere amata e seguita come modello e riferimento per la propria vita. E quando si ama non si esita poiché, dove c’è amore non c’è paura. Si entra in relazione con l’altro, in un rapporto di ascolto silente, ponendosi nell’ambito della verità e della libertà. Amare la verità significa essere liberi di seguire la propria spontaneità.

I primi discepoli alla chiamata del Maestro lasciarono subito le reti e lo se­guirono. Le semplici parole di Cristo pe­netrarono in profondità e recarono dap­prima un capovolgimento e poi sollievo e conforto: è una apertura all’amore. Quan­do si accoglie la Verità, ci si apre all’amo­re e ci si scopre uniti a se stessi. Tutta la storia della salvezza ci mostra come per poter accogliere la Verità è necessario li­berarsi dai propri attaccamenti e dalle cer­tezze che man mano si sono accumulate.

“Vi prenderò dalle genti, vi radune­rò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. Vi aspergerò con acqua pura e sa­rete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio” (Ez 36,24-28).

In questo tempo di Pasqua la luce di Cristo risorto illumini la nostra vita af­finché possiamo mettere in luce le nostre fragilità e la nostra vulnerabilità, al fine di lasciarci plasmare dallo Spirito Conso­latore.

di Antonio Scisci

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