“Fate questo in memoria di me” Dal passato solo lezioni di vita

“Fate questo in memoria di me” (1 Cor 11, 24; Lc 22,19). L’invito di Gesù a fare quello che Egli ha fatto “in memoria” di Lui, sta a indica­re non solo che si ripeta il gesto da Lui compiuto, ma che ci “si ricordi” di Lui con tutto il significato salvifico che è in­sito nell’istituzione dell’Eucarestia che, pertanto, non resta un evento isolato nel­la storia, ma viene reso continuamente presente con ogni effetto d’amore in esso contenuto. Per questa ‘memoria’ il tempo non presenta uno svolgimento lineare, dove l’avvenire non esiste ancora, il pas­sato non esiste più e il presente è un istan­te che sorge dall’avvenire per fondersi nel passato. È un istante nel quale il cielo tocca la terra e dove la terra penetra il cielo. È un momento nel quale la liturgia terrena rende grazie alla liturgia celeste, che celebra il Crocifisso ormai elevato da terra alla destra del Padre. Tutto è ricapi­tolato in Cristo (cf. Ef 1,10): il passato e il futuro, l’Alfa e l’Omega, vengono offerti a noi per riattualizzare il passato e antici­pare il futuro.

Nel libro dell’Esodo si legge a propo­sito della Pasqua: “Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore (…). Sarà per te segno sulla tua mano e ricordo fra i tuoi occhi, perché la legge del Signore sia sul­la tua bocca. Con mano potente infatti il Signore ti ha fatto uscire dall’Egitto” (Es 12,14; 13,9).

Il termine ‘memoriale’, in ebraico ‘zikkaron’, non significa soltanto “richia­mare alla mente”, ma soprattutto “far vive­re, attualizzare, compiere”. Quando nella Bibbia si afferma che Dio “si ricorda” della Sua Alleanza o della Sua Misericordia, significa che Egli inter­viene per attualizzarle. È Dio che si rende presente per rinnovare e portare a com­pimento l’Alleanza. Leggiamo, ad esem­pio, nel libro dell’Esodo: “Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo e Giacob­be” (Es 2,24). Nel Deuteronomio invece è scritto: “Ricordati del Signore tuo Dio” (8,18). “Ricordati di quello che il Signo­re tuo Dio fece” (7,18). Il ricordo di Dio e il ricordo dell’uomo nella Bibbia s’intrec­ciano e rappresentano una componente fondamentale della vita del popolo di Dio. Non è una pura commemorazione, ma un “memoriale”. Questo “non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, ma la proclamazione delle meraviglie che Dio ha compiuto per gli uomini. La celebrazione liturgica di questi eventi, li rende in certo modo presenti e attuali” (CCC 1363). È un continuo ricordare che “il Signore si ricorda di noi e ci benedice” (Sal 115,12). “Ricordati dei giorni antichi, considera gli anni delle età passate, in­terroga tuo padre, ed egli te lo farà cono­scere, i tuoi vecchi, ed essi te lo diranno.” (Dt 32, 7). Il concetto di ‘ricordare’ trova, quindi, il suo complemento e completa­mento nel suo significato opposto: “non dimenticare”.

Fare memoria è un valido aiuto per affrontare la vita. Non basta ricordare gli eventi, ma bisogna riflettere su di essi, ponderarli, capire a fondo il significato. Non è affermare che “la storia si ripete”, ma è che l’uomo può ripetere gli stessi fallimenti o gli stessi successi e che quin­di ricordare il passato, ma soprattutto l’a­verlo compreso, può aiutarci a mettere a fuoco gli eventi attuali. Quindi “ricordare gli anni lontani” significa che il futuro sarà migliore se non si dimenticheranno le le­zioni di vita del passato.

Il Salmista professa e ricorda le ope­re meravigliose di salvezza compiute da Dio nel salmo 136 “il grande Hallel” ter­minando con queste parole: «nella nostra umiliazione si è ricordato di noi perché eterno è il suo amore (…). Ci ha liberati (…), ha dato il cibo a ogni vivente, per­ché eterno è il suo amore» (Sal 136,23-25). Parole analoghe le incontriamo nel Vangelo sulle labbra di Maria e Zaccaria: “Egli ha soccorso Israele, suo servo, ri­cordandosi della sua misericordia (…). Egli si è ricordato della sua santa allean­za” (Lc 1,54.72).

La memoria biblica è credere ricor­dando e ricordare credendo. Dal nostro cuore deve nascere un rendimento di grazie a Dio che non smette mai di cam­minare al nostro fianco, anche se molto spesso facciamo finta di non vederlo o di credere che Lui non cammini con noi. La memoria ci accosta a Dio, ci riporta all’an­tico splendore che aveva Adamo. “Ricor­dati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto” (Dt 8,2).

Non è un caso che per la Chiesa il ‘memoriale’ per eccellenza sia il Sacra­mento dell’Eucaristia, così come il libro del Deuteronomio sia il Libro della me­moria di Israele, anzi è un invito a fare la stessa cosa nella nostra vita. Quando l’uo­mo ricorda Dio, lascia che il suo essere e le sue azioni siano stabilite da Dio. Ogni uomo non ha niente nella propria bisac­cia da utilizzare per il domani, se non la propria essenza, che diventa ricchezza e garanzia, che gli dà al tempo stesso il coraggio di donarsi, di essere memoria vivente di questo amore.

Fare memoria è rendere presente l’a­zione di Cristo compiuta sulla Croce, la quale, costituisce il culmine della mira­bilia Dei. E rendere presente anche tutto ciò che ha condotto alla Croce attraverso i secoli: dal Sacrificio di Abele, di Abramo, di Melchisedek a tutta la storia della sal­vezza. È rendere presente il Mistero Pa­squale di Cristo in tutta la sua ampiezza e profondità: passione, morte, resurre­zione, ascensione, effusione dello Spirito Santo e la compenetrazione di ogni cosa nella Divina Carità.

di Antonio Scisci

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