IMPARARE A SCRUTARE GLI ABISSI

“Nessuno può servire due pa­droni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si af­fezionerà all’uno e disprez­zerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza” (Lc 16,13). Si è di fronte ad una alternativa: o si condivide la ‘ricchezza’ fino a sapersi spogliare di essa, oppure essa ci rende schiavi. Quando una persona vive per l’accu­mulo di ricchezza, pensa di trovare sicurezza nel possedere sempre di più e guarda al denaro come a uno strumento di salvezza della propria vita, per questo nel suo cuore non c’è più posto né per Dio e né per gli altri. È difficile servire due padroni, poiché si deve stare dalla parte o dell’uno o dell’altro, e di conseguen­za essere amico o nemico dell’uno e dell’altro. Non si tratta del tempo da dedicare ad uno ed all’altro, ma delle emozioni e dei sentimenti che sono insite in un rapporto. Per questo co­lui che vuole servire il ‘Regno di Dio’ deve allontanare dal suo cuore il ‘re­gno del mondo’. Chi vuole servire il Signore lo deve fare con cuore libero (cfr. Mt 19,21). Siamo continuamente chiamati a scegliere e decidere. Due parole utilizzate molto spesso come sinonimi, ma che, analizzate in pro­fondità, presentano delle differenze. La scelta riguarda principalmente le preferenze soggettive della persona, che possono trovare soddisfazione soltanto se la scelta dipende dal sog­getto che sceglie. Decidere deriva, invece, dal latino ‘tagliare’, che sta a indicare un giudizio definitivo, una ri­soluzione che pone fine a ogni dubbio e incertezza. Al contrario della scelta, che rispecchia delle preferenze sog­gettive, la decisione riflette qualcosa di più oggettivo e necessario che può anche contrastare le preferenze individuali La scelta individuale, quindi, è, per sua natura, soggettiva e arbi­traria, mentre la decisione ha a che fare con la conoscenza: si può de­cidere realmente soltanto ciò che è conosciuto come il modo più corretto di eseguire un’azione. Sicuramente si può anche decidere senza cognizio­ne di causa, ma in questo caso non si decide realmente, in quanto si sceglie a casaccio fra varie possibilità. Si può anche decidere basandosi su delle proprie preferenze o su preferenze di altri, ma anche in questo caso non si decide realmente, ma ci si limita a fare una scelta.

Il Signore ci ricorda che “nessuno può servire due padroni”.

“Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rin­novando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,2). Ad un certo punto della nostra vita siamo chiamati a prendere delle decisioni. È un momento importante. È una esperienza nella quale l’uomo è chiamato a prendere coscienza della propria essenza e della propria maturità.

Quando questo accade, facciamo tutti l’esperienza di come sia diffici­le scegliere e decidere quale strada imboccare. Questo accade perché non siamo strati educati ad affonda­re la vita assumendoci la responsa­bilità delle scelte, perché altri, fino a quel momento, le hanno fatte per noi. Può accadere anche che vi sia una dipendenza reciproca: di chi non si assume realmente la responsabilità di scegliere e di chi sceglie per l’altro. Non è facile scegliere, ma è doveroso farlo. Non è sano delegare agli altri le nostre scelte per paura di sbagliare, occorre fare discernimento e prende­re sempre una decisione: si matura al sole della grazia di Dio e all’ombra dei errori commessi.

Gesù ha sentito il bisogno di fare di­scernimento per poter comprendere al meglio la volontà del Padre. Ha fat­to discernimento prima di scegliere i dodici apostoli (cf Lc 6,12-13), nell’e­vento della trasfigurazione: “Gesù salì sul monte a pregare... E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspet­to... Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia... e parla­vano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalem­me” (Lc 9,28-31). Gesù oltre a ope­rare lui il discernimento in vari mo­menti della sua vita (cf Mc 12,1-12; Lc 13,1-5), invita i discepoli a saper fare discernimento.“Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giu­sto?” (Lc 12,54-57).

Discernere è analizzare, è penetra­re con lo sguardo. È come “scrutare gli abissi”. Noi vediamo la superficie della terra, ma non le sue fondamen­ta (cf Ger 31,37). Vediamo la foresta nel suo insieme, ma non riusciamo a discernere ciò che sta dietro (cf Ger 46,23).

Da soli non siamo in grado di “scruta­re gli abissi”, abbiamo bisogno dello Spirito che ci apra la mente (cfr. Rm 8). Lo Spirito è colui che abitando nel cuore dell’uomo lo rende libero dal­le proprie schiavitù, e dona all’uomo le virtù di cui ha bisogno, operando quella purificazione che è il presup­posto necessario per poter discerne­re rettamente (cf Rm 12,1-2).

di Antonio Scisci

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