ATTENTI A SCOPRIRE E AD ACCOGLIERE LE SORPRESE DI DIO

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la Bibbia dà grande importanza al discernimento, ne sottolinea la dimensione spirituale, ne indica le condizioni. cioè l’attività interiore e la lettura attenta della realtà in cui si vive

 Il tema del discernimento, stranamente assente nei vari dizionari biblici forse per la scarsa ricorrenza dei termini “discernimento, discernere” o simili, attraversa in realtà tutta la Scrittura.
Il racconto genesiaco della caduta dei progenitori (Gen 3), sottolinea che ab origine l’uomo e la donna sono chiamati a scegliere tra il bene (la volontà di Dio) e il male (il contrario di questa volontà). Nello stesso racconto si dice che l’uomo acquista la consapevolezza della decisione sbagliata, di fronte al giudizio che Dio emette nei suoi confronti. Infatti, è il giudizio di Dio che “scruta reni e cuore” (cf. Sal 7,10) a spingere l’uomo ad una valutazione della sua condotta.
Per compiere questa inchiesta tra gli uomini e costringerli a prendere una decisione, Dio si serve dei profeti. A proposito di Geremia si dice: “Io ti ho posto come colui che saggia il mio popolo, perché tu conoscessi e saggiassi la loro condotta” (Ger 6,27). Il profeta di Anatòt, consapevole di questa missione, si rivolge al popolo a nome di Dio offrendo argomenti per la riflessione al fine di compiere la giusta scelta. Egli desume i suoi argomenti dalla storia lontana (cf. 2,5-8) o da quella contemporanea (2,10-11), dalla psicologia (2,29-32) o dalla legge di Mosè (3,1), dall’esperienza di una carestia (5,20-25) o da un ragionamento che muove da motivazioni di giustizia (5,26-31). Anche gli altri profeti agiscono alla stessa maniera: denunciano situazioni concrete ed esortano a confrontarle con le esigenze della legge di Dio. Così Isaia invita prima all’ascolto della denuncia (Is 1,10) e poi alla discussione, come se si trattasse di un processo nel quale si deve giungere a conoscere la verità attraverso un dibattimento (1,18; 3,13-15; 5,1-7). Allo stesso modo Ezechiele, mediante azioni simboliche spettacolari, richiama l’attenzione e fornisce spunti di riflessione agli esuli (Ez 4,1-3; 12,1-20; 21,23-32; 24,13-27).
Nei testi sapienziali abbondano le esortazioni al discernimento per affrontare le varie situazioni di vita. I saggi insegnano ai loro discepoli la prudenza nell’agire, cioè la capacità di distinguere ciò che conduce l’uomo alla felicità da ciò che lo porta al fallimento. In altre parole, li spingono al corretto uso della libertà che Dio ha donato all’uomo: “Da principio Dio creò l’uomo e lo lasciò in balìa del suo proprio volere. Se tu vuoi, puoi osservare i comandamenti; l’essere fedele dipende dalla tua buona volontà. Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà” (Sir 15,14-17). Il Signore, infatti, diede agli uomini “Discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore […] per pensare. Li riempì di scienza e d’intelligenza e mostrò loro sia il bene che il male” (Sir 17,6-7). Inoltre, i maestri mettono in guardia i propri discepoli dai malvagi (cf. Sir 11,29-34) e li esortano a valutare attentamente i comportamenti degli uomini e le loro parole (cf. Sir 27,4-7), perché “un cuore intelligente [distingue] i discorsi bugiardi” (Sir 39,21b).
Anche Gesù, che nel suo modo di insegnare richiama i maestri di sapienza, dà alle folle regole di vita (cf. Lc 12). Allo stesso tempo, le rimprovera, perché non sanno valutare (il verbo impiegato è dokimázein che significa “discernere, riconoscere e decidersi”) “questo tempo” (kairós) che non è il tempo atmosferico o cronologico, ma teologico: è il tempo della salvezza che si è realizzato con la sua venuta (cf. Lc 12,56). Il motivo di questa ottusità è per i farisei la “durezza di cuore” (cf. Mc 3,5) che impedisce loro di accogliere la novità di Gesù, per gli abitanti di Nazareth una presunta e sbagliata conoscenza di Dio (cf. Mc 6,1-6) che ostacola il riconoscimento delle sue tracce. Per i vangeli, dunque, le condizioni del discernimento sono “la pulizia della coscienza, la libertà interiore, l’apertura al nuovo, la disponibilità alle imprevedibili sorprese della manifestazione di Dio” (B. Maggioni).
Pure l’apostolo Paolo esorta i cristiani al discernimento che riguarda innanzitutto l’atto di fede: riconoscere nel Croficisso il Figlio di Dio richiede una capacità spirituale, perché “nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1Cor 12,3).
Il discernimento è dono dello Spirito. Per questo Paolo, in un passo in cui elenca diversi carismi, parla anche del “discernimento degli spiriti” (cf. 1Cor 12,10). “La capacità di individuare i carismi autentici e di non lasciarsi abbagliare dal luccichio delle manifestazioni straordinarie è dunque essa stessa carisma, dono prezioso dello Spirito. Ciò significa che la indispensabile coltivazione delle doti umane di intuizione e di equilibrio deve collocarsi all’interno della formazione cristiana in stretto rapporto con l’azione dello Spirito. È lo Spirito Santo che mette in grado i cristiani di distinguere la verità dall’errore, di cogliere ciò che è giusto nelle singole situazioni storiche, di trovare la volontà di Dio” (S. Lanza). Come per i vangeli, anche per Paolo requisito fondamentale per l’esecuzione del discernimento è il profondo rinnovamento interiore, la conversione radicale: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere (dokimázein) la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,2). È, inoltre, necessaria apertura ed accoglienza per evitare di spegnere lo Spirito (cf. 1Ts 5,19). Perciò Paolo esorta: “Vagliate (dokimázete) ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1Ts 5,21).
Le stesse indicazioni di Paolo troviamo nella Prima Lettera di Giovanni. L’autore esorta: “Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova (dokimázete) gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo” (1Gv 4,1), indicando questo inequivocabile criterio di discernimento: “In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio” (1Gv 4,2-3a).
In ultima analisi, la Bibbia dà grande importanza al discernimento, ne sottolinea la dimensione spirituale (nel senso pregnante del termine, quale azione dello Spirito Santo), ne indica le condizioni che sono, da un lato, l’attività interiore e dall’altro la lettura attenta della realtà in cui si vive.

di Michele Giannone

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